Esperanto: una speranza e una realtà linguistica per il presente e per il futuro

12 11 2007

Flag_of_Esperanto

L’Esperanto è una lingua vivente, la cui versione iniziale fu pubblicata nel 1887 dal medico polacco Ludovico Lazzaro Zamenhof (1859 – 1917), dal quale indirettamente prende il nome (lingvo internacia de Doktoro Speranto, cioè lingua internazionale del Dottore che spera).
L’idea di una lingua internazionale pianificata, la cui finalità non fosse quella di sostituire le lingue nazionali ma di fornire, invece, uno strumento agevole e non discriminatorio per la comprensione reciproca a livello internazionale – non era una novità. Ma fu Zamenhof a comprendere che una tale lingua dovesse essere usata da una collettività, per evolvere; egli limitò tuttavia la sua proposta iniziale ad una grammatica minimale e ad un lessico modesto. Pertanto, quando mosse i suoi primi passi, la lingua consisteva di poche migliaia di parole, da cui se ne potevano formare altre dieci o dodicimila al massimo. Da allora lo sviluppo è stato rapido.
Oggi l’Esperanto è una lingua pienamente matura, con una comunità di parlanti diffusa in tutto il mondo ed un corredo completo di mezzi espressivi. Il dizionario più ricco contiene tra le 15.000 e le 20.000 radici, da cui si formano oltre 150.000 parole. La lingua si evolve continuamente perché viene usata negli ambienti internazionali, ponendosi al di sopra di ogni differenza, etnica, politica, religiosa e – in quanto lingua propria di nessuna nazione e insieme accessibile a tutti su una base di uguaglianza – tutela contro il predominio culturale ed economico dei più forti e contro i rischi di una visione monoculturale del mondo.

Diffusione e uso della lingua
Calcoli basati sul numero di testi venduti e sulle iscrizioni alle sezioni locali mostrano che l’Esperanto viene usato quotidianamente, in forma parlata e scritta, da centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, con notevoli concentrazioni in paesi diversi tra loro come Giappone, Brasile, Iran, Bulgaria, Madagascar e Cuba.
L’Associazione Universale Esperanto (UEA), con sede a Rotterdam (Paesi Bassi), ha affiliati nazionali in 55 paesi e membri individuali in oltre il doppio dei paesi. Nel 1954 la Conferenza Generale dell’UNESCO ha riconosciuto che i fini dell’Esperanto corrispondevano con quelli dell’UNESCO e con i suoi ideali. Da allora l’UEA è partner consultivo dell’UNESCO. La collaborazione tra le due organizzazioni ha preso da allora numerose forme. Nel 1977 il Direttore Generale dell’UNESCO, Mr Amadou Mahtar M’Bow, ha aperto il sessantaduesimo Congresso Universale d’Esperanto (che si tiene ogni anno dal 1905 in una città diversa e nel 2006 proprio in Italia, a Firenze ), mentre nel 1985 la Conferenza Generale ha chiamato gli stati membri e le organizzazioni internazionali al suo uso nelle reciproche relazioni.
Tali riconoscimenti ufficiali hanno contribuito in maniera notevole a far sì che l’Esperanto diventasse uno dei principali strumenti di comunicazione non solo in occasione di convegni e seminari di studio a livello internazionale, ma anche un’importante lingua per gli incontri giovanili, per le rappresentazioni teatrali, per l’intrattenimento musicale, i concorsi letterari, la corrispondenza elettronica e tradizionale, Internet (particolarmente degna di nota è, in questo senso, la versione in Esperanto della ben nota Wikipedia), il turismo, gli scambi di ospitalità, i gemellaggi, la lettura, l’ascolto di trasmissioni radio.
In quest’ultimo caso può essere interessante ed utile sapere che trasmissioni radiofoniche in lingua Esperanto vengono effettuate regolarmente e in forma non periodica da stazioni di vari paesi tra cui l’Italia, dove la RAI trasmette in Esperanto una trasmissione che va in onda il sabato alle 22.00 (ora legale italiana) su onde corte, via satellite e via Internet (si veda tal proposito il sito www.international.rai.it/radio/multilingue/presentazioni/Esperanto.shtml). In Italia possono essere ascoltate con facilità anche le trasmissioni in Esperanto di Radio Polonia (Varsavia), di Radio Cina Internazionale (Pechino) e della Radio Vaticana . A proposito di quest’ultima va detto che fin dal 1990 la Santa Sede ha approvato l’Esperanto come lingua liturgica, in cui è possibile celebrare la Santa Messa. L’Unione Internazionale Cattolica Esperantista (IKUE) è riconosciuta come associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio; fino alla sua scomparsa, inoltre, a Natale e a Pasqua, Papa Giovanni Paolo II ha salutato i fedeli anche in Esperanto. Questa tradizione è stata continuata anche da Papa Benedetto XVI, in particolare in occasione della Pasqua, nel 2006.

La diffusione e l’uso dell’Esperanto nel mondo non si esauriscono tuttavia alla mera comunicazione tra i parlanti, anche se nei più svariati ambiti; l’Esperanto vanta infatti una produzione letteraria di tutto rispetto, la quale non si limita semplicemente ad un lavoro di traduzione di opere dei generi più disparati ma comprende opere originali in lingua, che comprendono tanto la letteratura quanto i fumetti e i periodici, e che vengono edite continuamente in ogni parte del mondo.
Le traduzioni in Esperanto spaziano dalla Bibbia al Corano, dalla Divina Commedia ai Promessi Sposi, da Pinocchio ai Malavoglia, dai racconti di Guareschi al Don Chisciotte di Miguel de Cervantes; negli ultimi anni, le traduzioni sono state compiute dal francese (La Fontaine, Racine, De Sade, Fournier, Queneau), dal cinese (Guo Moruo, Lao She), dal latino (Seneca, Erasmus), dal giapponese (Xawabata, Miyazawa), dall’olandese (Mulisch), dal serbo e dal croato (Krlezha, Andriĉ), dall’ungherese (Nemere), dal russo (Chekhov, Strugackij), dallo sloveno (Pahor), dallo spagnolo (Lorca, Hernàndez), dal greco classico (Luciano), dall’estone (Vaarandi, Under) e dal norvegese (Ibsen), insieme a molte altre traduzioni di autori anglofoni come Nevil Shute, Oscar Wilde, Rudyard Kipling, Katherine Mansfield e James Thurber. Tra le più recenti pubblicazioni compaiono anche Il vecchio e il mare di Hemingway, Il Signore degli Anelli di Tolkien, Cent’anni di solitudine di Garcia Màrquez, Rubayai di Umar Khaiyam, Il maestro e Margherita di Bulgakov, Delitto e Castigo di Dostoevskij e la grande saga familiare Il sogno della casa rossa di Cao Xuequine. Come già accennato, l’Esperanto vanta anche una fiorente tradizione letteraria, riconosciuta dal PEN-Club International, che ha accettato l’Esperanto come affiliato nel sessantesimo congresso tenutosi nel settembre 1993. Notevoli scrittori contemporanei in Esperanto includono i narratori Trevor Steele (Australia) e Spomenka Ŝtimec (Croazia), i poeti William Auld (Scozia, candidato al Premio Nobel per la Letteratura 1998) e Abel Montagut (Catalogna) e i poeti e i traduttori Probal Dasgupta (India) e Fernando de Diego (Venezuela). Non meno degne di nota sono poi le pubblicazioni per ragazzi comprendenti tanto celebri fumetti come Asterix, Winnie-the-Pooh e Tin-Tin quanto altrettanto famosi libri come Il Diario di Anna Frank, Pippi Calzelunghe e altri titoli dalla Cina, Giappone, Islanda, Israele, Svezia e Lituania. A queste si aggiungono i periodici giovanili, tra cui si distingue “Kontakto”, e molti altri che includono pubblicazioni scolastiche di medicina e di scienza, giornali religiosi e nazionali, nonché riviste d’attualità come “Monato” oppure “Esperanto”, organo dell’UEA.

È ovvio che l’approccio a tali pubblicazioni può comportare talvolta delle difficoltà, in particolare per coloro che non conoscono ancora bene la lingua o che preferiscono risorse per così dire più immediate; in questo caso può risultare interessante e anche utile ai fini dell’apprendimento della lingua l’ascolto di musica in Esperanto. Generi musicali popolari in Esperanto vanno dalla musica leggera alla folk passando per il rock, il cabaret, la classica, l’operistica e così via. Attualmente esistono parecchi artisti e gruppi che fanno musica in Esperanto; tra questi meritano un cenno Amplifiki, il primo complesso rock esperantista, Flavio Fonseca, cantautore brasiliano, Jomo, rocchettaro di Tolosa. E ancora Jhomart e Natasha, dal Kazakistan, Kajto, gruppo folk olandese, La Mevo, one-band-man giapponese di musica elettronica e infine il gruppo rock svedese Persone, che esegue solo brani originali in Esperanto. Inoltre, cantautori e interpreti famosi in molti paesi hanno registrato in Esperanto, hanno scritto spartiti ispirati alla lingua, o l’hanno usato nel loro materiale promozionale, come l’inglese Elvis Costello e lo statunitense Michael Jackson.

Riportando le parole dello scrittore francese Jules Verne, il quale affermò una volta che “la chiave di una lingua comune, perdutasi nella Torre di Babele, può essere rifatta solo con l’uso dell’Esperanto”, si comprende fino a che punto si renda indispensabile lo studio di questa lingua, la quale, nonostante si proponga di rispettare e al tempo stesso di superare le diversità nazionali e linguistiche creando una forma di comunicazione universale per tutti, appare purtroppo come una prospettiva lontana e per molti aspetti ancora marginale. Per coloro, tuttavia, che intendono apprendere l’Esperanto “nella speranza” che essa diventi un giorno una realtà linguistica concreta, vengono istituiti dei corsi organizzati da gruppi locali, corsi facoltativi in varie scuole, mediante Internet (non solo attraverso corsi a distanza ma anche attraverso sessioni di conversazione, “newsgroup” e innumerevoli siti che utilizzano l’Esperanto per gli argomenti più disparati, oltre che per discussioni sulla lingua stessa).
Molte università includono l’Esperanto in corsi di linguistica. Particolarmente rilevante è, in questo senso, il Dipartimento di Esperanto della Eötvös Lérand Technical University a Budapest, che ha permesso di laurearsi in Esperanto dal 1967. Nel caso specifico dell’Italia, è possibile studiare questa lingua frequentando il corso di “Interlinguistica ed Esperantologia” istituito dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.
Nel 1994 un’apposita commissione (istituita con decreto dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione Rosa Russo Jervolino allo scopo di “programmare interventi di promozione della Lingua Internazionale Esperanto”, quale strumento “per far acquisire agli alunni della scuola elementare la maggiore attitudine linguistica per un più facile approfondimento di più lingue straniere”) concluse i suoi lavori con una lunga relazione pubblicata nel Bollettino Ufficiale del Ministero in cui, tra l’altro, fu evidenziata l’efficacia propedeutica dell’Esperanto per l’apprendimento di altre lingue.
Numerose sono state poi le proposte di legge che propugnano l’insegnamento dell’Esperanto nelle scuole italiane. La più recente è stata presentata dall’On. Andrea Colasio con il titolo “Disposizioni per la difesa della diversità linguistico-culturale e per l’affermazione di valori di pace, democrazia e progresso attraverso la promozione e l’insegnamento della lingua internazionale Esperanto”.
Per concludere, possiamo fare riferimento ad una frase pronunciata una volta dal grande scrittore, filosofo e linguista Umberto Eco, il quale ha affermato a proposito dell’Esperanto: “Ho studiato la grammatica dell’Esperanto ed ho constatato che è una lingua costruita con intelligenza e che ha una storia molto bella”. Non ci resta che augurarci, anzi “sperare”, che un giorno l’Europa, se non il pianeta intero, possa concordare con questa sua affermazione.

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1. Per maggiori informazioni sul Congresso Mondiale di Esperanto tenutosi a Firenze nel 2006 e sul 74º Congresso Italiano tenutosi a Pisa nel 2007 si veda il sito http://www.edistudio.it/ukflorenco2006/

2. Queste radio trasmettono anche su Internet, rispettivamente sui seguenti siti: http://www.radiovaticana.org/esp/index.asp, http://www.radio.com.pl/polonia/eo e http://es.chinabroadcast.cn.


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