RENDEZ-VOUS CARNAVALESQUES

4 02 2008
Début février commence dans le monde entier la saison des carnavals. L’occasion de faire un tour d’horizon des plus grands rassemblements de la planète.
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Classiquement, mardi gras – le 5 février cette année – sonne le top départ des carnavals, mais certains rendez-vous s’étirant sur plusieurs jours pourront chahuter le calendrier et pétarder plus tôt ou plus tard que prévu. Qu’importe, en avance ou en retard, carnaval rime toujours avec fête. Si l’on s’en tient à la tradition catholique, mardi gras annonce le début du carême et, à J – 1 de 40 jours de restrictions, il semblait logique que la liesse s’empare d’une foule bien décidée à faire bombance avant de manger maigre. Défouloir rêvé pour les pénitents en sursis, le carnaval permettait également de se jouer des conventions, campés dans un déguisement extravagant. Depuis, la tradition a glissé vers des inspirations païennes puisqu’on a oublié la contrainte (le carême) pour ne conserver que le plaisir (la fête), mais elle a gardé sa bonne humeur et son enthousiasme. Masques, défilés de chars, bals, bugnes et confettis envahissent encore les rues des grandes cités. De Cologne à Nice, de Venise à la Nouvelle – Orléans et à Québec, le carnaval, imperturbable et immuable, s’apprête, comme chaque année, à fixer aux joyeux drilles sa seule et unique règle : celle du «tout est permis» !
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Les journées folles de Cologne!
Qui a dit que les allemands étaient sages et disciplinés? Venez donc assister aux festivités de Cologne du 31 janvier au 6 février 2008 pour en juger par vous-mêmes…Depuis le Moyen Âge, la ville fête les coutumes païennes et chrétiennes avec une touche de redoutes vénitiennes. Dans le rues, les groupes de musique, locale ou non, se mêlent aux clowns, aux carnavaleux déguisés, du plus simple au plus sophistiqué, et aux cortèges très colorés. Aux défilés de l’après-midi, escortés par une foule de spectateurs, suivent les bals du soir pendant lesquels les brasseries sont ouvertes jusqu’à plus d’heure. Durant ces Journées folles, plus personne ne pense et ne travaille : la vie est rythmée par le carnaval!
Nice en folie

Entre «bataille de fleurs», feux d’artifice, parades de chars fleuris (appelées « corso carnavalesque») et de costumes, on ne sait plus où donner de la tête tant l’étourdissement gagne la ville entre le 16 février et le 2 mars. Saltimbanques et musiciens rythment la tradition carnavalesque qui s’ouvre avec S.M. le roi ! Le thème de 2008, « Roi des Ratapignatas, Raminagrobis et autres ramassis de Rats masqués », met en avant à coup d’allitérations l’année chinoise du Rat ! Depuis le XVIe siècle, le carnaval de Nice joue la carte de l’extravagance!
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Venise Incognito
Le Carnaval de la Sérenissime est tout simplement une institution ! Du 25 janvier au 5 fèvrier, parades costumées, bals, cocktails et concerts rythment ce qui est sans doute le plus beau carnaval du monde. La fête a débuté en costumes d’époque au Gran Caffè Lavena (Piazza San Marco) mais on a dû attendre le samedi 2 février pour que l’effervescence fût à son comble : dès 11 h, concert de musique baroque (Scuola Grande dei Carmini) ; puis à 15 h 30, la parade des gondoles est partie du casino municipal ; enfin, à 20 h 30, un dîner costumé s’est tenu au Palazzo Dandolo. Ne manquez pas non plus le bal de clôture qui aura lieu au Palazzo Pisani Moretta demain le 5 février à 20 h 30!
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Depuis 1870…
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À la Nouvelle-Orléans, les festivités ont été nombreuses à partir du 19 janvier et jusqu’au 5 février. Élevé au rang d’institution, le carnaval made in New Orleans est resté ici mardi gras, et pour s’en convaincre, rendez-vous dans le «French Quarter», à Uptown ou vers Metairie. C’est d’ci que partent et arrivent les défilés colorés, musicaux et animés ! Ce sont des dizaines «d’équipages» (Bacchus, Indiens, Zulu, Rex…) aux masques et costumes excentriques qui se trémoussent sur les chars somptueux !
Du nouveau à Québec!
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Du 1er au 17 février, toutes les raisons de se rendre à Québec sont réunies : la ville fêtera son 400e anniversaire et, à cette occasion, le carnaval s’enrichit de deux défilés nocturnes ! S’ajoutent aux courses de chiens, aux bals et à la surboum, un palais de glace, plus de 300 activités et trois lieux incontournables où les festivités battront leur plein : place de l’Assemblée -Nationale pour visiter le palais de glace, sur les plaines d’Abraham où se tiendra l’International de sculptures sur glace et sur la place d’Youville pour le patinage ! Et tout ça, c’est sans compter les dizaines de défilés !
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Il mistero di Loch Ness

23 01 2008

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Loch Ness è un lago d’acqua dolce situato nelle Highlands scozzesi, a circa 37 chilometri a sud-ovest di Inverness. È il secondo più grande lago della Scozia, ma il più profondo e questo lo fa di gran lunga il primo lago per volume delle acque. Sorge lungo una faglia chiamata Great Glean che da Inverness porta a Fort William. È quindi una zona sismica e, a causa di questa particolarità, le sue acque non sono eccessivamente fredde e d’inverno non gela mai. Il lago ha la funzione di riserva d’acqua per la rete idroelettrica di Foyer, che è stata la prima del suo genere in Gran Bretagna. Le turbine erano originariamente usate per un mulino vicino, ma attualmente l’elettricità viene generata e fornita alla rete elettrica nazionale.
Loch Ness è tuttavia più noto all’opinione pubblica per gli avvistamenti del mitico “Nessie”, creatura leggendaria che vivrebbe nelle sue viscere. Sulla sua presunta esistenza si dibatte da decenni senza riuscire a trovare la prova definitiva che possa dare una risposta certa in un verso o nell’altro. Per ora non esiste alcuna prova inequivocabile dell’esistenza del cosiddetto “mostro” e alcune foto che lo ritrarrebbero si sono dimostrate false o non sono ritenute particolarmente significative dal punto di vista scientifico.

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Ipotesi su cosa sia questo misterioso criptide, ammesso che esista, ne sono state fatte parecchie. La più plausibile, al momento, è quella secondo cui Nessie possa essere un Plesiosauro, cioè una specie di dinosauro considerato estinto milioni di anni fa. All’ipotesi del Plesiosauro si è arrivati dopo aver analizzato tutte le foto, i video e le testimonianze di coloro che affermano di aver avvistato l’animale. Altre ipotesi (formulate per lo più da coloro che negano l’esistenza di Nessie) parlano invece di un grosso pesce o di una foca che si vedono spesso nuotare nel lago. Oppure si ritiene che possa trattarsi di un pesce che ha subito una mutazione genetica. Che si tratti di una cosa o di un’altra, sembrerebbe comunque un animale di grandi dimensioni.

Di avvistamenti e testimonianze ce ne sono stati a migliaia, a cominciare dal 565 d.C quando, secondo quanto è riportato nelle cronache, il monaco irlandese San Colombano descrisse, nella sua Vita Sancti Columbae, il funerale di un abitante delle coste del lago ucciso da una “selvaggia bestia marina” che egli scacciò con le preghiere.

Sebbene il primo avvistamento in età moderna risalga al 1889, bisognerà comunque attendere il 1933 perchè la leggenda di Nessie cominci a diffondersi nell’opinione pubblica. Fu infatti in quell’anno che una serie di avvistamenti, riportati con grande enfasi dai giornali locali, contribuirono alla nascita della leggenda e alla conseguente popolarità del mostro di Loch Ness (si ricorda a tal proposito la testimonianza di una coppia del luogo, i signori Mickay, che affermarono di aver visto un’enorme creatura con due grosse gobbe nuotare nel lago, oppure quella del magistrato Alex Campbell, il quale dichiarò di aver visto un mostro enorme muoversi dentro il lago, che emergeva per più di due metri dall’acqua, con un collo allungato ed un corpo grigio lungo più di 30 piedi).

È dell’anno successivo la famosissima foto del medico chirurgo Wright che ritrae il mostro in emersione mettendo in evidenza il lungo collo con una piccola testa, figura tipica dei Plesiosauri. Va detto, tuttavia, che 60 anni dopo, Christian Spurling confessò, poco prima di morire, di aver fabbricato ad arte quella foto e di aver usato il nome del medico per aumentarne la credibilità. La foto, qunidi, che per decenni ha rappresentato la prova più evidente dell’esistenza di Nessie, non sarebbe altro che un clamoroso falso.

Nel 1975 il dottor Robert Rines addusse come prova dell’esistenza del mostro un’altra famosa fotografia che ritraeva un grosso animale dal collo lungo nuotare sott’acqua. Questa foto provocò un enorme scalpore nell’opinione pubblica e nel mondo scientifico, a tal punto che uno studioso di rettili, George Zug del famoso Smithsonian Institute, affermò che esistevano praticamente numerose prove che testimoniavano l’esistenza di grossi animali nel lago di Lochness anche se non era possibile identificarli.

Non sono neanche mancate le ricerche in grande stile finanziate dai mass-media o da qualche organizzazione privata.
Nel 1987, con l’operazione “Deepscan”, si cercò di dare, mediante l’uso del sonar, una risposta definitiva a questo mistero. Diciannove barche, procedendo una affianco all’altra, avrebbero percorso tutto il lago, da un estremo all’altro e, nella speranza degli organizzatori, niente sarebbe potuto sfuggire. L’operazione ebbe un largo seguito di pubblico e di giornalisti e ogni sera veniva organizzata una conferenza stampa per comunicare i risultati ottenuti durante il giorno. Durante il primo giorno di lavoro si ebbero un paio di grossi contatti che segnalavano la presenza di un grosso corpo in movimento sott’acqua. La cosa provocò una grande eccitazione e ci si aspettò da un momento all’altro la scoperta finale che avrebbe rivelato al mondo intero l’esistenza del mostro di Loch Ness. Purtroppo i due contatti rimasero isolati e nei giorni seguenti non ci fu nulla di anormale. A tutt’oggi quei contatti sonar “anomali” rimangono fra i migliori punti a favore di chi sostiene l’esistenza di Nessie.

L’ultimo presunto avvistamento del celebre mostro è avvenuto il 26 maggio 2007 ad opera di Gordon Holmes, un tecnico di laboratorio che ha filmato una sagoma nuotare nel lago.

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Di Nessie circolano foto, video, testimonianze, contatti sonar per così dire “anomali”, ma questo non è servito ad eliminare lo scetticismo di gran parte dell’opinione pubblica e soprattutto
della scienza ufficiale. La maggior parte della comunità scientifica degli zoologi ritiene infatti che il “mostro” semplicemente non esista, per due serie di ragioni: in primo luogo perché nessun avvistamento o ritrovamento di tracce o resti animali al di sopra di ogni ragionevole dubbio è stato mai documentato, nonostante sulle rive del lago sia stato trovato recentemente un fossile di plesiosauro; inoltre, la piramide alimentare di un lago relativamente piccolo come Loch Ness non potrebbe sostenere la vita di una famiglia di predatori delle dimensioni del presunto mostro.

Per tentare di controbattere i dubbi relativi all’alimentazione della creatura è stata avanzata l’ipotesi che vuole l’esistenza di un canale segreto che colleghi il lago al Mare del Nord. In effetti George Edwards, durante un’immersione agli inizi degli anni ’90, asserì di aver scoperto un’immensa galleria. Questa teoria spiegherebbe anche l’assenza di ossa e altri resti sul fondale del lago. Non vi sono tuttavia prove dell’esistenza di canali che conducono al mare e le infruttuose esplorazioni successive a quella di Edwards portarono ad escludere l’esistenza di questa grande caverna che era già stata denominata la “tana di Nessie”.

Il volume di affari che gira attorno alla figura del mostro è notevole e mantenere in vita la leggenda equivale a continuare ad assicurarsi migliaia e migliaia di turisti che ogni anno raggiungono il lago con la speranza di avere un contatto ravvicinato con Nessie. E, come è ovvio, i turisti costituiscono un enorme introito economico. Tuttavia, cosa dire delle numerose testimonianze e prove che sembrano confermare l’esistenza dell’animale? Certamente una buona percentuale di queste testimonianze è opera di persone che cercano notorietà o facili guadagni nel vendere la loro storia ai media.

Ammettendo pure che molte testimonianze sono di persone, magari in buona fede che, probabilmente suggestionate dal nome del luogo, scambiano per Nessie quello che è invece un grosso pesce, un tronco d’albero o un’increspatura del lago, magari dovuta alla particolare natura sismica del lago di Lochness, dopo tutto ciò che è stato elencato, non è possibile escludere completamente la possibilità che nel lago esista effettivamente qualcosa di strano.
Possibile che in un’epoca di tecnologie sofisticate non si riesca a dare una risposta definitiva a questo mistero? Loch Ness non è un lago immenso e, anche se abbastanza profondo, la sua perlustrazione completa non dovrebbe costituire una difficoltà insormontabile. Ogni giorno viene visitato da migliaia di turisti, decine di web-cam tengono d’occhio le sue acque giorno e notte, possibile che Nessie riesca a non farsi vedere? La leggenda continua e continuerà ancora per molto.

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APPROFONDIMENTI:
1. Soggiorni linguistici in Scozia
2. Loch Ness - Gli avvistamenti
3. Sito ufficiale di Nessie

 

 

 

 





East Winter - A Red Star Tour of Eastern Europe

14 01 2008
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Welcome, comrades, to a historical journey through Eastern Europe. It seems amazing that it is less than twenty years since the Berlin Wall fell and the communist regimes across the region began to tumble…here at Soggiorni linguistici e Viaggi all’estero Blog you find an interesting collection of the best remaining relics from the socialist era.
BUDAPEST – Statue Park
Ever wondered where all those statues of Marx, Lenin, Stalin and the rest of the gang ended up following their unceremonious removal in the years after the collapse of communism? In Budapest they collected them all together in one place, and turned it into one of the world’s most fascinating outdoor museums. Opened in 1993, the Statue Park is a fascinating and eerie place, where the gigantic figures and monuments dwarf the visitor, as their original architects no doubt intended for the time they were placed on street corners and public squares as a constant reminder of the power of the political regime. As well as the philosophers and leaders of the global revolution, the park contains numerous statues celebrating the humble farmer, worker and soldier, as well as monuments related to the class struggle around the world, including the Spanish Civil War and the Russian Revolution.
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You can find more information, including directions on the official Statue Park website www.szorborpark.hu. Absolute Tours (www.absolutetours.com) run a Hammer and Sickle walking tour, that covers Budapest’s communist past and also visits the park en route.
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Berlin – The Wall
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The division of Berlin, which began with the post-war occupation of Germany and was formalised in concrete with the building of the Berlin Wall in 1961, was the ultimate expression in one city of the ideological battle being waged during the Cold War between Communism and Capitalism. Although changes were already under way when the Wall fell in 1989, for many it was the ultimate symbol of the collapse of the socialist regimes. Most of the hated structure was understandably removed, as the unification of the city became the unification of Germany as a whole, but there are still some spots where you can see remnants of what was the most dangerous “border” in Europe. The most famous is the East Side Gallery, a kilometre-long stretch by the Ostbahnhof, decorated by an international group of artists, and known as the largest outdoor art gallery in the world.
For more on the history of the Berlin Wall, visit the Documentation Centre on Bernauer Strasse, which highlights many of the tragic personal tales of the division, as well as the general historical framework in which the division of Germany took place.
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Moscow – Lenin’s Mausoleum
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The man himself. Ninety years ago, Vladimir Ilyich Ulyanov – Lenin- was one of the leaders of the October Revolution that would transform Russia into a socialist state, and five years later the leader of the Union of Soviet Socialist Republics (USSR), the great ideological enemy of the West and the big brother to the rest of the Eastern bloc. Lenin died in 1924; only seven years after the Revolution, and in death became a symbol for the Communist regime that was almost religious in its reverence.
Towns and cities across the USSR and other communist countries erected statues of the man, and in Moscow his body was preserved and put on display in the Lenin Mausoleum, becoming a place of pilgrimage for many. Despite debates as to do with Lenin in recent years, the Mausoleum remains open and the public can still view Lenin’s preserved body. Despite the collapse of the USSR and the end of Communism in Russia, there remain long lines of people wanting a glimpse of the man.You will find the Lenin Mausoleum on Red Square in Moscow, and it is open every day except Mondays and Fridays from 10 am until 1pm. You can visit a virtual mausoleum online at http://lenin.ru/mas_e.htm
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ALBANIA – Hoxha’s Bunkers
Of all the dictators that led the regimes of Communist Europe, Albania’s Enver Hoxha was easily the most batty (and he had some competition). As First Secretary of the Albanian Communist Party, Hoxha ruled the nation from the end of the Second World War until his death in 1985. Following a strictly Stalinist interpretation of Communism, he managed to isolate Albania from the whole of Europe including the Soviet bloc following Stalin’s death, and even potential allies such as China. His control of the country was absolute, and hi paranoia knew no bounds…it was this duel fear of internal uprising and invasion from the outside that led to the building of over 750,000 pillbox-style bunkers that still dot the landscape to this day and are some of the odder-lookong legacies of communism.The bunkers can be found throughout Albania, particularly on th coast and on the main routes to the capital Tirana, their UFO-stylings a spooky reminder of the paranoia of a dictator who had isolated himself,
and his country, from reality.
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Il castello di Chillon

4 01 2008
Lake Leman lies by Chillon’s walls:
A thousand feet in depth below
Its massy waters meet and flow;
Thus much the fathom-line was sent
From Chillon’s snow-white battlement,
Which round about the wave enthrals:
A double dungeon wall and wave
Have made – and like a living grave
Below the surface of the lake
The dark vault lies wherein we lay .

È così che Lord Byron descrive la splendida posizione del Castello di Chillon, in cui il poeta inglese ambientò il celebre poema dal titolo “ Il Prigioniero di Chillon” e nel quale si narra del destino di Bonivard, patriota ginevrino e seguace della Riforma, che rimase incatenato al quinto pilastro della prigione per quattro anni nel XVI secolo. La storia del prigioniero di Chillon colpì profondamente l’immaginario pubblico e contribuì notevolmente ad accrescere la fama del castello, visitato dallo stesso Byron, il quale vi incise il proprio nome sul terzo pilastro.
Il castello di Chillon, ancora in eccellenti condizioni, risale all’XI secolo; si tratta di un classico castello medievale, con il ponte levatoio, i camminamenti che attraversano i bastioni, le torri di avvistamento che permettono un’eccezionale vista sul lago di Ginevra e sulla vicina città di Montreux. Di proprietà dei vescovi di Sion, prima del 1150 Chillon passò sotto il controllo dei conti di Savoia; nel 1214 il conte Tommaso I fondò la città nuova di Chillon, a est del castello (l’odierna Villeneuve), che prese il posto del borgo di Chillon.
I registri contabili indicano che a Chillon si svolsero lavori a partire dal 1257. Dal 1232 i conti di Savoia Amedeo IV, Pietro II e Filippo fecero ampliare l’edificio: rafforzarono così la seconda cinta muraria sul fianco che dà sulla strada. Edificate attorno al 1235, le tre torri della seconda cinta vennero rialzate tra il 1260 e il 1266. Sotto Pietro II, direttore dei lavori fu Pierre Mainier, il quale, rimaneggiando a fondo e completando quanto già esisteva, ha conferito al castello la sua fisionomia definitiva ed il suo complesso armonioso.
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Sul versante del lago, la più mirabile invenzione del geniale architetto, ed anche la più spettacolare, fu la costruzione dei famosi sotterranei, che si susseguono senza interruzione quasi da un capo all’altro del castello. Questi sotterranei sostituirono le antiche travature. Con i loro massicci pilastri, le robuste nervature, le volte ad ogiva incrociate, sono davvero imponenti. Non dimentichiamo di essere nel XIII secolo, quello, cioè, delle magnifiche cattedrali gotiche.
Il più grande di questi sotterranei è noto con il nome di prigione di Bonivard, nel quale fu appunto imprigionato il protagonista del celebre poema di Byron; ma molti altri furono i prigionieri rinchiusi nei sotterranei di Chillon: nel 1348 gli Ebrei di Villeneuve che, accusati di aver avvelenato le fontane e provocato la peste, furono bruciati vivi; nel 1379, Pierre Gerbaix, tesoriere generale di Savoia che, vittima di un’ingiustizia, fu liberato nel 1384 e rimesso in carica; nel 1389, Othon de Granson, il cavaliere –trovatore, accusato di aver complottato l’assassinio del conte Amedeo VII e che trovò la morte in un duello giudiziario contro Gérard d’Estavayer; nel 1445, Guillaume Bolomier, cancelliere di Savoia, che morì per annegamento ufficiale l’anno successivo. Nel XVI e XVII secolo, molti presunti maghi e streghe furono rinchiusi a Chillon, torturati e uccisi fra crudeli supplizi.

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Le prigioni vennero abbandonate nel 1895 e fu proprio nel XIX secolo che il castello cominciò ad avere una certa fama nel mondo e che iniziò a diffondersi la sua immagine di affascinante monumento storico , misteriosa fortezza medievale, antica residenza signorile. Già luogo di ambientazione della Nuova Eloisa di Rousseau, del poema di Byron dedicato a François Bonivard, descritto da Victor Hugo e dipinto da Gustave Courbet, il castello di Chillon divenne monumento storico nel 1888, ponendo il problema della sua salvaguardia. Lo stesso anno fu fondata un’associazione che, prefiggendosi questo scopo, conferì all’architetto Albert Naef il mandato di restaurare l’edificio. Naef cercò di riproporre l’immagine medievale del castello di Pietro II, anche se ciò comportò il sacrificio delle parti aggiunte in seguito. Nel 1914 Ernest Correvon iniziò il primo restauro degli affreschi della Camera domini e della cappella. Con il restauro della cappella è cominciata una nuova fase che consentirà di conoscere meglio la storia del castello. Il castello di Chillon è attualmente una delle mete turistiche più frequentate della Svizzera, con quasi 300.000 visitatori l’anno.

Sito Internet Castello di Chillon: http://www.chillon.ch/

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1. NOTA AL TESTO IN INGLESE: Bagna il Lemano di Chillon le mura:/ Mille piedi colà profondo il letto/ E de’ vasti suoi flutti; a tanto appunto/ La scandaglio calò dá bianchi merli/ Gettato del castel/che d’ogni intorno/Da l’acqua è cinto: acque e muraglie ha fatto/Una doppia prigione, ed una tomba/Di viventi simil: sotto il livello/Del lago è posta l’altra vôlta in cui/Noi giacevam. (Traduzione di G. Nicolini)





Fiabe e leggende irlandesi

3 01 2008

La mitologia irlandese è la più antica ad essere stata scritta nella lingua del popolo e non in una lingua classica accessibile soltanto ai letterati. Le numerose leggende irlandesi sono frutto di antiche tradizioni popolari più che di miti e superstizioni. Alcune storie compaiono in forma scritta a partire dal VII secolo, ma molte risalgono a ben più di 2.000 anni fa, quando i druidi le tramandavano oralmente da una generazione all’altra.
Il Lebor na hUidre è la raccolta più antica di leggende irlandesi. Si tratta di un’opera piuttosto ampia, di cui sono giunte fino a noi solo 69 pergamene (molto danneggiate e conservate alla Reale Accademia irlandese di Dublino) presumibilmente risalenti ad un periodo compreso tra il 1100 ed il 1400 d.C. (venne compilata almeno i due tempi differenti).

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Gran parte del contenuto, fra cui la più antica versione del notissimo Tàin Bò Cuailnge, deriva dal Ciclo dell’Ulster, ma riporta anche capitoli relativi a tradizioni orali differenti, quali il Ciclo Feniano. Fu compilata nel monastero di Clonmacnoise per mano di tre amanuensi, indicati nel libro con le iniziali M., A. e H.: Máel Muire mac Célechair (M.), morto in una sortita vichinga nel 1106 d. C., lavorò in tandem con A. (monaco di cui non ci è giunto il nome), mentre il compilatore H. lavorò sull’opera molto tempo dopo, presumibilmente fra il 1200 e il 1330.
Molti studiosi ritengono si tratti della celebre pelle mora di San Ciaran, una sorta di reliquia sacra. Si narra infatti che il santo al momento di intraprendere la vita monastica venisse osteggiato dai genitori; egli abbandonò così la propria casa senza alcun mezzo di sussistenza. Ma poiché egli aveva pronunciato una benedizione di congedo dalla famiglia stando sdraiato a terra, una mucca lo seguì volontariamente e durante tutto il suo percorso formativo in convento nutriva lui ed i confratelli con prodigiose quantità di latte. Alla morte del bovino la sua pelle venne conciata e resa pergamena; su di essa il santo scrisse il Tàin Bò Cuailnge sotto dettatura dello stesso mitico Fergus che gli parlò dall’aldilà. La pelle venne conservata come una reliquia a Clonmacnoise, la nota città monastero in cui si formò San Ciaran.

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Il Tàin Bò Cuailnge (tradotto in italiano, Il furto di bestiame di Cooley) è il poema cardine della mitologia irlandese. Alcuni ricercatori hanno ritrovato le basi storiche di questo racconto che racconta la distruzione del regno dell’Ulster, catastrofe che accadde realmente.
La storia racconta della guerra tra i reami dell’Ulster e del Connaught. A causarla fu la regina Maeve del Connaught che lasciò il marito, re dell’Ulster, e sposò Eochaid, re del Connaught, per poi innamorarsi del giovane nipote di quest’ultimo, Aillil, che, ucciso lo zio, salì al trono a fianco della regina.
Aillil possedeva il Toro dalle Bianche Corna, simbolo di potere e ricchezza. Ma Maeve non poteva sopportare che qualcuno avesse più di lei. Così, per essere pari al marito, decise di inviare le sue truppe per rubare l’ambito Toro Bruno di Cooley, invadendo di conseguenza l’Ulster. Ma a scongiurare l’invasione intervenne il terribile guerriero Cù Chulainn, figlio del dio sole Lugh, che riuscì a sventare il complotto avendo la meglio sui nemici. La regina Maeve non tardò però a vendicarsi e, per mezzo di alcuni stregoni, portò Cù Chulainn alla morte.
La storia di Cuchulainn racconta che, a sette anni, quando ancora si chiamava Setanta, uccise il cane feroce di Culainn il Fabbro colpendolo con un bastone da hurling (è una delle prime volte in cui viene citato questo tipico sport irlandese). Per placare l’ira di Culainn, Setanta si offrì di fare le veci del suo cane sorvegliandone la casa. Così prese il nuovo nome di Cuchulainn, che significa il cane di Culainn. Prima di andare in guerra Cuchulainn assunse proporzioni enormi, il suo corpo si tinse di vari colori e uno dei suo occhi si ingigantì.

Se è vero, quindi, che la mitologia celtica abbonda di guerrieri temerari e di gesta eroiche, va detto anche che le fiabe irlandesi sono popolate da fate, folletti, spiriti e altre creature soprannaturali. Gli irlandesi vantano, non a torto, di essere i veri conoscitori del piccolo popolo o popolo fatato che vive, da tempi immemorabili, in un mondo che appartiene ad una dimensione magica e incantata. A popolare questo mondo ci sono un numero incredibile di creature strane e bizzarre come streghe, fate, elfi, folletti e molti altri. Ed è proprio con un racconto che ha per protagonista un folletto che si conclude questa breve trattazione sulle fiabe e le leggende irlandesi.

IL FOLLETTO DELLA COLLINA E LA MASSAIA
È risaputo che il “buon popolo”, non sopporta l’avarizia. A esso piace essere trattato con generosità quando chiede qualcosa alla gente umana, e, d’altra parte, esso è immancabilmente generoso nel caso che qualcuno gli si rivolga per bisogno.
Ora, c’era una certa massaia che aveva un occhio attento ai propri interessi nelle cose quotidiane e dava in elemosina ciò di cui non sapeva che farsene, per il bene della sua anima. Un giorno un folletto della collina bussò alla sua porta.
“Buona madre, mi puoi prestare una casseruola?” egli disse. “C’è un matrimonio sulla collina e tutte le pentole sono in uso.”
“Gliela devo dare? chiese la sguattera che aveva aperto la porta.
“Sì, certo”, rispose la massaia. “Bisogna essere gentili col vicinato.”
Ma quando la ragazza prese la casseruola dallo scaffale, ella le pizzicò il braccio e sussurrò così: “Non quella sciattona! Prendi quella vecchia dalla credenza. Perde, e i folletti della collina sono così puliti, e tali svelti lavoratori, che di sicuro l’aggiusteranno prima di riportamela. Così uno fa un favore al ‘buon popolo’ e risparmia sei penny della riparazione. Non imparerai mai a essere attenta finché la tua testa poggia sulle spalle”.
Così rimproverata, la ragazza prese la casseruola, che era stata messa da parte fino alla nuova visita dello stagnaio e la diede al folletto, il quale la ringraziò e andò via.
Al tempo dovuto la casseruola fu portata indietro e, come la massaia aveva previsto, era riparata e pronta all’uso.
Verso sera la ragazza riempì la casseruola con il latte e la mise sul fuoco per la cena dei bambini. Ma nel giro di pochi minuti il latte era così bruciato che nessuno poteva toccarlo e perfino i porci rifiutarono la brodaglia nella quale era stato gettato.
“Ah ragazzaccia buona a nulla!” urlò la massaia, e rimise il latte nella padella ella stessa. “Tu rovineresti persino il ricco con la tua negligenza. Hai buttato un intero quarto di latte in una volta sola!”
“E questo fa due penny”, urlò una voce che sembrava provenire dal camino, in un tono piagnucoloso, come se uno spirito scontento e ciarliero stesse ripassando i torti fattigli.
La massaia non aveva lasciato la casseruola per più di due minuti, quando improvvisamente il latte si mise a bollire e fu tutto bruciato come prima.
“La padella deve essere sporca”, borbottò la buona donna, con grande irritazione, “e due buoni quarti di latte sono stati buttati ai cani.”
“E questo fa quattro penny”, aggiunse la voce dal camino.
Dopo un’accurata pulizia, la casseruola fu ancora una volta riempita e messa sul fuoco, ma senza risultati migliori. Il latte fu rovinato irreparabilmente e la massaia pianse lacrime amare per lo spreco, gridando: “Non mi è mai successa una cosa simile da quando conduco le faccende di casa! Tre quarti di buon latte bruciati per un pasto!”
“E questo fa sei penny”, gridò la voce dal camino. “Non hai risparmiato sulla riprazione dopo tutto, madre!”
Con queste parole il folletto della collina capitombolò dal camino e uscì dalla porta ridendo.
Ma da allora la casseruola fu buona come qualsiasi altra .

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1. Per altre fiabe e leggende irlandesi si veda M. Conese (a cura di), Fiabe e leggende irlandesi, Besa Editrice, Lecce 2004.

2. Per viaggi e soggiorni linguistici in Irlanda vai su: ESL - Soggiorni linguistici in Irlanda





Esperanto: una speranza e una realtà linguistica per il presente e per il futuro

12 11 2007

Flag_of_Esperanto

L’Esperanto è una lingua vivente, la cui versione iniziale fu pubblicata nel 1887 dal medico polacco Ludovico Lazzaro Zamenhof (1859 – 1917), dal quale indirettamente prende il nome (lingvo internacia de Doktoro Speranto, cioè lingua internazionale del Dottore che spera).
L’idea di una lingua internazionale pianificata, la cui finalità non fosse quella di sostituire le lingue nazionali ma di fornire, invece, uno strumento agevole e non discriminatorio per la comprensione reciproca a livello internazionale – non era una novità. Ma fu Zamenhof a comprendere che una tale lingua dovesse essere usata da una collettività, per evolvere; egli limitò tuttavia la sua proposta iniziale ad una grammatica minimale e ad un lessico modesto. Pertanto, quando mosse i suoi primi passi, la lingua consisteva di poche migliaia di parole, da cui se ne potevano formare altre dieci o dodicimila al massimo. Da allora lo sviluppo è stato rapido.
Oggi l’Esperanto è una lingua pienamente matura, con una comunità di parlanti diffusa in tutto il mondo ed un corredo completo di mezzi espressivi. Il dizionario più ricco contiene tra le 15.000 e le 20.000 radici, da cui si formano oltre 150.000 parole. La lingua si evolve continuamente perché viene usata negli ambienti internazionali, ponendosi al di sopra di ogni differenza, etnica, politica, religiosa e – in quanto lingua propria di nessuna nazione e insieme accessibile a tutti su una base di uguaglianza – tutela contro il predominio culturale ed economico dei più forti e contro i rischi di una visione monoculturale del mondo.

Diffusione e uso della lingua
Calcoli basati sul numero di testi venduti e sulle iscrizioni alle sezioni locali mostrano che l’Esperanto viene usato quotidianamente, in forma parlata e scritta, da centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, con notevoli concentrazioni in paesi diversi tra loro come Giappone, Brasile, Iran, Bulgaria, Madagascar e Cuba.
L’Associazione Universale Esperanto (UEA), con sede a Rotterdam (Paesi Bassi), ha affiliati nazionali in 55 paesi e membri individuali in oltre il doppio dei paesi. Nel 1954 la Conferenza Generale dell’UNESCO ha riconosciuto che i fini dell’Esperanto corrispondevano con quelli dell’UNESCO e con i suoi ideali. Da allora l’UEA è partner consultivo dell’UNESCO. La collaborazione tra le due organizzazioni ha preso da allora numerose forme. Nel 1977 il Direttore Generale dell’UNESCO, Mr Amadou Mahtar M’Bow, ha aperto il sessantaduesimo Congresso Universale d’Esperanto (che si tiene ogni anno dal 1905 in una città diversa e nel 2006 proprio in Italia, a Firenze ), mentre nel 1985 la Conferenza Generale ha chiamato gli stati membri e le organizzazioni internazionali al suo uso nelle reciproche relazioni.
Tali riconoscimenti ufficiali hanno contribuito in maniera notevole a far sì che l’Esperanto diventasse uno dei principali strumenti di comunicazione non solo in occasione di convegni e seminari di studio a livello internazionale, ma anche un’importante lingua per gli incontri giovanili, per le rappresentazioni teatrali, per l’intrattenimento musicale, i concorsi letterari, la corrispondenza elettronica e tradizionale, Internet (particolarmente degna di nota è, in questo senso, la versione in Esperanto della ben nota Wikipedia), il turismo, gli scambi di ospitalità, i gemellaggi, la lettura, l’ascolto di trasmissioni radio.
In quest’ultimo caso può essere interessante ed utile sapere che trasmissioni radiofoniche in lingua Esperanto vengono effettuate regolarmente e in forma non periodica da stazioni di vari paesi tra cui l’Italia, dove la RAI trasmette in Esperanto una trasmissione che va in onda il sabato alle 22.00 (ora legale italiana) su onde corte, via satellite e via Internet (si veda tal proposito il sito www.international.rai.it/radio/multilingue/presentazioni/Esperanto.shtml). In Italia possono essere ascoltate con facilità anche le trasmissioni in Esperanto di Radio Polonia (Varsavia), di Radio Cina Internazionale (Pechino) e della Radio Vaticana . A proposito di quest’ultima va detto che fin dal 1990 la Santa Sede ha approvato l’Esperanto come lingua liturgica, in cui è possibile celebrare la Santa Messa. L’Unione Internazionale Cattolica Esperantista (IKUE) è riconosciuta come associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio; fino alla sua scomparsa, inoltre, a Natale e a Pasqua, Papa Giovanni Paolo II ha salutato i fedeli anche in Esperanto. Questa tradizione è stata continuata anche da Papa Benedetto XVI, in particolare in occasione della Pasqua, nel 2006.

La diffusione e l’uso dell’Esperanto nel mondo non si esauriscono tuttavia alla mera comunicazione tra i parlanti, anche se nei più svariati ambiti; l’Esperanto vanta infatti una produzione letteraria di tutto rispetto, la quale non si limita semplicemente ad un lavoro di traduzione di opere dei generi più disparati ma comprende opere originali in lingua, che comprendono tanto la letteratura quanto i fumetti e i periodici, e che vengono edite continuamente in ogni parte del mondo.
Le traduzioni in Esperanto spaziano dalla Bibbia al Corano, dalla Divina Commedia ai Promessi Sposi, da Pinocchio ai Malavoglia, dai racconti di Guareschi al Don Chisciotte di Miguel de Cervantes; negli ultimi anni, le traduzioni sono state compiute dal francese (La Fontaine, Racine, De Sade, Fournier, Queneau), dal cinese (Guo Moruo, Lao She), dal latino (Seneca, Erasmus), dal giapponese (Xawabata, Miyazawa), dall’olandese (Mulisch), dal serbo e dal croato (Krlezha, Andriĉ), dall’ungherese (Nemere), dal russo (Chekhov, Strugackij), dallo sloveno (Pahor), dallo spagnolo (Lorca, Hernàndez), dal greco classico (Luciano), dall’estone (Vaarandi, Under) e dal norvegese (Ibsen), insieme a molte altre traduzioni di autori anglofoni come Nevil Shute, Oscar Wilde, Rudyard Kipling, Katherine Mansfield e James Thurber. Tra le più recenti pubblicazioni compaiono anche Il vecchio e il mare di Hemingway, Il Signore degli Anelli di Tolkien, Cent’anni di solitudine di Garcia Màrquez, Rubayai di Umar Khaiyam, Il maestro e Margherita di Bulgakov, Delitto e Castigo di Dostoevskij e la grande saga familiare Il sogno della casa rossa di Cao Xuequine. Come già accennato, l’Esperanto vanta anche una fiorente tradizione letteraria, riconosciuta dal PEN-Club International, che ha accettato l’Esperanto come affiliato nel sessantesimo congresso tenutosi nel settembre 1993. Notevoli scrittori contemporanei in Esperanto includono i narratori Trevor Steele (Australia) e Spomenka Ŝtimec (Croazia), i poeti William Auld (Scozia, candidato al Premio Nobel per la Letteratura 1998) e Abel Montagut (Catalogna) e i poeti e i traduttori Probal Dasgupta (India) e Fernando de Diego (Venezuela). Non meno degne di nota sono poi le pubblicazioni per ragazzi comprendenti tanto celebri fumetti come Asterix, Winnie-the-Pooh e Tin-Tin quanto altrettanto famosi libri come Il Diario di Anna Frank, Pippi Calzelunghe e altri titoli dalla Cina, Giappone, Islanda, Israele, Svezia e Lituania. A queste si aggiungono i periodici giovanili, tra cui si distingue “Kontakto”, e molti altri che includono pubblicazioni scolastiche di medicina e di scienza, giornali religiosi e nazionali, nonché riviste d’attualità come “Monato” oppure “Esperanto”, organo dell’UEA.

È ovvio che l’approccio a tali pubblicazioni può comportare talvolta delle difficoltà, in particolare per coloro che non conoscono ancora bene la lingua o che preferiscono risorse per così dire più immediate; in questo caso può risultare interessante e anche utile ai fini dell’apprendimento della lingua l’ascolto di musica in Esperanto. Generi musicali popolari in Esperanto vanno dalla musica leggera alla folk passando per il rock, il cabaret, la classica, l’operistica e così via. Attualmente esistono parecchi artisti e gruppi che fanno musica in Esperanto; tra questi meritano un cenno Amplifiki, il primo complesso rock esperantista, Flavio Fonseca, cantautore brasiliano, Jomo, rocchettaro di Tolosa. E ancora Jhomart e Natasha, dal Kazakistan, Kajto, gruppo folk olandese, La Mevo, one-band-man giapponese di musica elettronica e infine il gruppo rock svedese Persone, che esegue solo brani originali in Esperanto. Inoltre, cantautori e interpreti famosi in molti paesi hanno registrato in Esperanto, hanno scritto spartiti ispirati alla lingua, o l’hanno usato nel loro materiale promozionale, come l’inglese Elvis Costello e lo statunitense Michael Jackson.

Riportando le parole dello scrittore francese Jules Verne, il quale affermò una volta che “la chiave di una lingua comune, perdutasi nella Torre di Babele, può essere rifatta solo con l’uso dell’Esperanto”, si comprende fino a che punto si renda indispensabile lo studio di questa lingua, la quale, nonostante si proponga di rispettare e al tempo stesso di superare le diversità nazionali e linguistiche creando una forma di comunicazione universale per tutti, appare purtroppo come una prospettiva lontana e per molti aspetti ancora marginale. Per coloro, tuttavia, che intendono apprendere l’Esperanto “nella speranza” che essa diventi un giorno una realtà linguistica concreta, vengono istituiti dei corsi organizzati da gruppi locali, corsi facoltativi in varie scuole, mediante Internet (non solo attraverso corsi a distanza ma anche attraverso sessioni di conversazione, “newsgroup” e innumerevoli siti che utilizzano l’Esperanto per gli argomenti più disparati, oltre che per discussioni sulla lingua stessa).
Molte università includono l’Esperanto in corsi di linguistica. Particolarmente rilevante è, in questo senso, il Dipartimento di Esperanto della Eötvös Lérand Technical University a Budapest, che ha permesso di laurearsi in Esperanto dal 1967. Nel caso specifico dell’Italia, è possibile studiare questa lingua frequentando il corso di “Interlinguistica ed Esperantologia” istituito dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.
Nel 1994 un’apposita commissione (istituita con decreto dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione Rosa Russo Jervolino allo scopo di “programmare interventi di promozione della Lingua Internazionale Esperanto”, quale strumento “per far acquisire agli alunni della scuola elementare la maggiore attitudine linguistica per un più facile approfondimento di più lingue straniere”) concluse i suoi lavori con una lunga relazione pubblicata nel Bollettino Ufficiale del Ministero in cui, tra l’altro, fu evidenziata l’efficacia propedeutica dell’Esperanto per l’apprendimento di altre lingue.
Numerose sono state poi le proposte di legge che propugnano l’insegnamento dell’Esperanto nelle scuole italiane. La più recente è stata presentata dall’On. Andrea Colasio con il titolo “Disposizioni per la difesa della diversità linguistico-culturale e per l’affermazione di valori di pace, democrazia e progresso attraverso la promozione e l’insegnamento della lingua internazionale Esperanto”.
Per concludere, possiamo fare riferimento ad una frase pronunciata una volta dal grande scrittore, filosofo e linguista Umberto Eco, il quale ha affermato a proposito dell’Esperanto: “Ho studiato la grammatica dell’Esperanto ed ho constatato che è una lingua costruita con intelligenza e che ha una storia molto bella”. Non ci resta che augurarci, anzi “sperare”, che un giorno l’Europa, se non il pianeta intero, possa concordare con questa sua affermazione.

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1. Per maggiori informazioni sul Congresso Mondiale di Esperanto tenutosi a Firenze nel 2006 e sul 74º Congresso Italiano tenutosi a Pisa nel 2007 si veda il sito http://www.edistudio.it/ukflorenco2006/

2. Queste radio trasmettono anche su Internet, rispettivamente sui seguenti siti: http://www.radiovaticana.org/esp/index.asp, http://www.radio.com.pl/polonia/eo e http://es.chinabroadcast.cn.





18 09 2007

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11 09 2007

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